geco

Gecofobia

Gecofobia
Impariamo a conoscere meglio questi innocui rettili che così di frequente creano disagio o addirittura vere e proprie fobie in molti dei nostri Clienti la così detta Gecofobia.
Registriamo moltissime telefonate nel corso dell’anno, spesso per semplici informazioni sulla reale innocuità di questi rettili,sia per interventi di snidamento che sono sempre impossibili da praticare.
i gechi infatti colonizzano le parti alte dei fabbricati per cui risulta difficilissimo distribuire i prodotti repellenti eventualmente utilizzabili per impedire loro di sostare o passare vicino alle finestre e alle porte ove saltuariamente entrano mentre stanno inseguendo qualche insetto.
Al Cliente spesso resta quindi la consolazione che questi piccole lucertole grige sono delle instancabili killer per zanzare,calabroni,mosche ed altre specie di insetti volanti.
Abbiamo comunque disponibili prodotti repellenti che ove applicabili frequentemente possono risultare utili per diminuire la frequenza degli avvistamenti.

Fonte articolo: Wikipedia
I Gekkonidae (Gray, 1825) sono una famiglia di piccoli rettili comunemente noti come gechi. Vivono negli ambienti caldi di tutto il mondo, sono imparentati con le lucertole e sono innocui per gli umani. Numerosi scienziati hanno studiato la fisica correlata all’incredibile capacità dei gechi di aderire ad ogni tipo di superficie.

Descrizione
La maggior parte dei gechi nei paesi temperati sono di colore grigio o beige, maculati così finemente da ricordare la gomma. Molte specie possono cambiare colore per mimetizzarsi o per altri scopi, adattandosi per esempio all’ambiente circostante.
I gechi sono i soli rettili dotati di voce, emettono cioè un verso.

Zampe
Le zampe del geco hanno attirato molta attenzione per la capacità di aderire a una varietà di superfici, senza la necessità di usare liquidi superficiali. Recenti studi sulle setae poste nella parte inferiore delle zampe, hanno dimostrato che le forze attrattive che tengono i gechi attaccati alle superfici sono interazioni di van der Waals tra setae finemente divise e le stesse superfici. Il fatto che queste interazioni non coinvolgano liquidi né gas è fondamentale: in teoria uno stivale fatto di setae sintetiche potrebbe aderire alla superficie della Stazione Spaziale Internazionale come alla parete di una stanza qualsiasi.
I gechi possono resistere ad una forza di trazione parallela di 20,1 newton (circa 2 kg) il che gli consente per esempio di aggrapparsi a una foglia dopo una caduta di 10 cm toccandola con una sola zampa. Sulle zampe dei gechi vi sono circa 14.100 setole per millimetro quadrato. Le setole si dividono in centinaia di diramazioni, le cui estremità sono larghe solo 0,2 micrometri, contro i 10 dei capelli umani. Per farle aderire alla superficie occorre una piccola forza di precarico. Per staccare la zampa il geco non deve fare fatica: basta cambiare l’inclinazione delle setole e la forza di adesione viene a mancare. Grazie a queste strutture straordinarie i gechi possono aderire al vetro smerigliato, su sostanze lisce a livello molecolare come l’arseniuro di gallio, su sostanze idrofile e idrofobe, oltre che nel vuoto o sott’acqua. Se le zampe si sporcano bastano pochi passi sul vetro pulito affinché si puliscano. Le proprietà chimiche del teflon, caratterizzato da bassissime interazioni di van der Waals, lo rendono l’unica superficie conosciuta sulla quale le zampe del geco non sono in grado di aderire.
Biologia
Si nutrono di insetti. Spesso si aggirano intorno alle luci artificiali, sempre circondate da insetti, dove trovano abbondanti prede. Per cacciare, rimangono completamente fermi fissando la preda e scattano rapidissimi all’attacco dopo alcuni secondi o addirittura minuti di attesa. Quando interagiscono con altri gechi emettono caratteristici versi, simili a gridolini o squittii.
I ricercatori del Politecnico di Torino stanno mettendo a punto una tuta speciale, con scarpe e guanti resi adesivi grazie a una particolare colla fatta di nanotubi di carbonio, in grado di aderire a qualunque superficie e di staccarsi con facilità. In pratica, i nanotubi, dotati di piccolissimi uncini, si comporterebbero come una specie di velcro. Esattamente come succede a ragni e gechi, la cui capacità di muoversi su ogni superficie è stata oggetto di studio da parte degli scienziati italiani, nell’intento di capire come ricostruire in laboratorio quest’attitudine naturale.

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