Il ragno più velenoso in Italia

La Vedova Nera Volterrana

Vedova neraLa malmignatta, o vedova nera mediterranea, detta anche ragno volterrano (Latrodectus tredecimguttatus) è un aracnide del genere Latrodectus (vedove nere) del sottordine Araneomorfi. In Italia è, assieme al Loxosceles rufescens, una delle poche specie italiane il cui morso può rivelarsi molto pericoloso per gli umani. Prende anche il nome di falange volterrana, bottone nell’alto Lazio e a nord di Roma, Arza, Argia o Alza in Sardegna e in Liguria.
È attualmente ritenuta la causa del tarantismo in Italia, per lungo tempo erroneamente attribuito alla Lycosa tarentula.

 

 

Distribuzione

È diffusa in tutto il centro e sud Italia tirrenico (Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria) in Puglia e in Sardegna.
Vive in tele molto resistenti e dalla forma irregolare in zone a macchia mediterranea bassa, spesso aride e pietrose, fra sassi e muretti; molto raramente lo si può trovare nelle vicinanze delle case di campagna.
Descrizione

La malmignatta è di colore nero, come nella maggior parte delle altre specie delle vedove nere, e viene identificato da tredici punti che si trovano sul suo addome dorsale (il nome della specie in latino significa “con tredici punti”). Queste macchie sono solitamente di colore rosso, ma possono anche essere di colore giallo o arancione.

La femmina della specie ha una lunghezza del corpo di circa 7-15 mm, mentre il maschio è più piccolo e raggiunge nel migliore 4-7 mm. Solo morso del ragno femmina è pericoloso (sia per gli esseri umani o bovini)  il maschio non riesce a penetrare l’epidermide relativamente spessa.
Rapporti con l’uomo

Il morso della femmina, pur se meno pericoloso di quello della cugina americana (la famigerata Vedova nera- Latrodectus mactans), non è doloroso al momento ma successivamente provoca sudorazione, nausea, conati di vomito, febbre, cefalea, forti crampi addominali e nei casi più gravi perdita di sensi e talora morte; i casi mortali sono tuttavia veramente molto rari. Si segnalano 4 possibili episodi di morte in seguito ai morsi, due in provincia di Genova, avvenuti nel 1987 e due nell’alto Lazio.
Resta ovviamente pericoloso per i bambini perché la quantità di veleno iniettata va proporzionata alla corporatura e per il corpo di un bambino tale quantità può essere letale. In pericolo sono anche gli anziani, e gli adulti che siano indeboliti da malattia al momento del morso, in quanto un soggetto adulto non pienamente sano può non riuscire a salvarsi dagli effetti del veleno che in questi casi può essere letale. Può provocare nei soli soggetti allergici shock anafilattico, come d’altronde molte altre punture di insetti ritenuti praticamente innocui (come ad es. vespidi).
In caso d’incidente, l’unico consiglio, dettato dalla pura razionalità, su cui possiamo fare affidamento è di recarsi il prima possibile al pronto soccorso.

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