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Le formiche: ci risiamo!

le formiche

Le formiche come ogni anno ci annunciano l’arrivo della primavera.

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I nidi possono anche verificarsi in pareti, pavimenti e ceppi aperti. Occasionalmente degli accumuli di terra si formano nei pressi del nido, sono spesso le entrare dei tunnel in superficie. I nidi hanno una singola regina ed è  popolata con diverse centinaia di formiche e fino a 10.000 lavoratori. Gli sciami di accoppiamento si verificano da Luglio fino verso la fine di Agosto.

Una regina delle formiche può vivere fino a circa 15 anni ed è stato sostenuto che alcune hanno vissuto per quasi 30 anni. Quando avviene la fondazione del nido le regine nelle prime fasi possono essere due o tre nel nido. Inizialmente si tollerano l’un l’altro fino a quando i primi operai arriveranno, a quel punto è molto probabile che si troveranno a combattere fino a quando una sola regina rimane.

Disinfestazione:

Le disinfestazioni possono essere eseguite con i metodi
tradizionali nebulizzando la soluzione insetticida con diverse tecniche operative e potendo utilizzare diverse tipologie di prodotto a seconda dell’area dove interveniamo (ospedali,scuole,alberghi,abitazioni ecc)

Da circa due settimane sono cominciati i primi trattamenti contro quelle “processioni”  di formiche che dagli spigoli dei fabbricati vanno verso il tetto (ove con tutta probabilità è ubicato il loro nido che può interessare in taluni casi l’intera superficie del tetto ).

Sono disponibili le nuove formulazioni di esche in gel contro le formiche con un impatto ambientale pari a zero e senza controindicazioni per le persone e gli animali domestici:c’è da dire che non tutte le formiche sono attirate in egual misura da queste esche quindi sarà il tecnico disinfestatore che in base alla specie infestante darà il suo parere se sia il caso oppure no di ricorrere a questa moderna tipologia di intervento.

Vespe e calabroni:attenzione alle allergie

Fonte: www.wikipedia.it

Si distinguono per avere gli occhi composti a forma di rene ricurvo. Lunghi da 1 a 5 cm , i vespidi hanno corpo bruno o nero a strisce gialle o variamente colorato nelle specie di paesi tropicali.Le vespe sono insetti sociali: le loro società comprendono femmine sterili, operaie, ed una o più femmine fertili dette regine. I maschi appaiono solo nel periodo riproduttivo.

Nell’ordine degli Imenotteri si riscontrano molti altri esempi di socialità più o meno evoluta,
il livello di socialità delle vespe, anche se spesso complessa ed affascinante, è meno “evoluta” di quella delle api e di molte specie di formiche che rappresentano fra gli esempi evolutivi più alti della socialità fra gli insetti. La socialità è apparsa negli imenotteri diverse volte durante la storia evolutiva dell’ordine. Probabilmente questa particolarità è data da una caratteristica genetica per la quale tutti i maschi sono di tipo aploide, mentre le femmine sono tutte di tipo diploide.
Secondo un complesso calcolo quindi le sorelle fra loro sarebbero geneticamente simili per il 75% mentre condividono solo il 50% del patrimonio genetico con le madri. [3] Secondo alcuni studiosi[4] per tale motivo le femmine sono portate ad aiutare la madre a generare sorelle invece di dedicarsi a generare prole propria.

I nidi possono essere più o meno complessi e sempre costituiti di un materiale simile al cartone che viene creato impastando del legno con la saliva (da qui il soprannome di vespe cartonaie)[5] e sono posti su rami, rocce, cavità dei tronchi oppure sottoterra, e sono divisi in cellette esagonali con apertura inferiore. Il numero di componenti di una società può andare da alcune decine (è il caso ad esempio del Polistes gallicus diffuso in tutta l’Europa Meridionale), a più di 100.000 individui come nel caso di certe specie tropicali.

Gli adulti delle vespe si cibano di nettare dei fiori ma predano piccoli insetti per integrare la dieta delle larve che allevano nel nido. Le vespe producono anche piccole quantità di miele che usano sia per nutrire le larve che per rapporti sociali attraverso trofallassi.

Le femmine sono dotate di un aculeo velenoso che utilizzano esclusivamente per difesa e la puntura è dolorosa, in alcuni casi pericolosa perché potenziale scatenante di forme allergiche. In tal senso, la vespa più pericolosa è spesso considerata il calabrone, anche se recenti studi[6] sembrano dimostrare che questa specie non sia in realtà particolarmente aggressiva verso gli esseri umani.

Fra le varie specie di Vespidae ne esistono anche con un comportamento da parassita sociale. Ad esempio nell’ambito del genere Polistes, le femmine delle varie specie del sottogenere Sulcopolistes riescono ad accedere ad un nido iniziato, sottomettono la femmina dominante, ed eventuali altre operaie, e depongono le loro uova nelle celle libere del nido. Da quel momento le operaie iniziano a nutrire e curare le larve del parassita. Le femmine del parassita sono sempre tutte feconde e non operano alcuna attività nel nido.[7]

Il termine comune vespa indica anche molte specie appartenenti a famiglie con comportamento solitario, quali gli Sphecidae, le Scolidae.