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Erogatori e trappole sempre rotti?Risolviamo insieme il problema

Un problema antico e spesso sottovalutato, che tutti noi disinfestatori dobbiamo affrontare quotidianamente in maniera propositiva.

Non dobbiamo quindi limitarci a rilevare la rottura del dispositivo durante il monitoraggio e reintegrare la postazione per rendere di nuovo conforme il servizio: anche se questa è sicuramente la prima operazione da compiere dobbiamo andare oltre.

Infatti presso i Clienti ed in particolare nelle Aziende Alimentari questo problema puo’ generare criticità per le Aziende di Disinfestazione, qualora venisse riscontrata una gestione non razionale e responsabile della questione.

Cominciamo a considerare i risvolti piu’ importanti legati alla rottura dei dispositivi:

  • Danno dovuto al mancato dato di monitoraggio nel periodo intercorso tra l’ultimo servizio e il momento della rottura della trappola o dell’erogatore
  • La dispersione nell’ambiente del contenuto del dispositivo
  • Il costo per lo smaltimento ed il ripristino dello stesso
  • Problemi legati alla sicurezza per le maestranze,come per esempio puo’ succedere nel caso di urti a Lampade UV-A che potrebbero cadere al suolo da un altezza di minimo 2 metri

Degli aspetti riportati quello che implica pericoli dal punto di vista della contaminazione primaria e secondaria è sicuramente la rottura di un erogatore di esca rodenticida con conseguente dispersione del prodotto nell’ambiente.In particolare per le aziende che stanno eseguendo un servizio di derattizzazione in area pubblica questo fenomeno potrebbe avere risvolti molto negativi con conseguenze anche giudiziarie, qualora per esempio si rompessero erogatori di esca in aree pubbliche adibite a parco giochi per bambini oppure animali non target come un cane venissero in contatto con l’esca o peggio la mangiassero.

Poichè l’esca rodenticida non viene usata nell’ambiente interno adibito a produzione e magazzino il rischio di contaminazione di alimenti e bevande a carico di esche rodenticide puo’ essere oggi escluso, anche se la cronaca nazionale riporta casi di questo tipo nell’ordine di qualche episodio all’anno.

rottura trappole

Foto 1: erogatore aperto e esca fuoriuscita

Non meno rilevante è la Non Conformità che deriva dalla rottura di un dispositivo sia all’esterno che all’interno di un azienda alimentare.Oltre ai rischi dovuti alla dispersione del contenuto dell’erogatore o della trappola con il rischio di contaminazione che ne deriva (con le premesse anzidette relative all’assenza di esca nelle aree interne,ma la contaminazione potrebbe essere comunque a carico di altri prodotti come stick feromoni, esca placebo ecc),qui si manifesta anche un altro fattore, ossia la Non Conformità del Piano di Gestione dovuta alla temporanea disattivazione di un dispositivo.

Immagine 2: trappola multicattura deformata da un urto

Ricordiamo che un dispositivo per il monitoraggio infestanti rappresenta a tutti gli effetti un CCP ovvero un Punto Critico di Controllo per cui la sua mancata conformità rende di fatto il sistema fuori controllo a causa dei dati non rilevati.Questo fattore in sede di Audit potrebbe inoltre creare problemi qualora vi sia stato nelle ore a ridosso dell’ispezione una rottura o il distacco di un dispositivo.

Come possiamo gestire al meglio questo aspetto

Andiamo a vedere nel dettaglio cosa possiamo fare per minimizzare il rischio che questo fenomeno diventi un problema per l’Azienda di Disinfestazione e per il Cliente:

1) Lavorare a quattro mani con il personale interno dell’Azienda nel momento della progettazione dell’impianto.

A partire dall’Ufficio Qualità per passare ai Manutentori e ai Capoturno e condividendo con queste figure il nostro progetto possiamo ridurre il rischio di collocare dispositivi nei punti piu’ soggetti a sollecitazioni per passaggi di muletti,traspallet,stoccaggio pancali, uso di lavasciugapavimenti o altre operazioni che potrebbero causare la rottura di un dispositivo.

Starà’ poi al disinfestatore riuscire a coniugare queste esigenze aziendali con la funzionalità del dispositivo, il quale deve sempre mantenere una sua integrità unita ad una efficacia duratura nel tempo.

2) Sfruttare i punti protetti o angoli morti dove il dispositivo puo’ efficacemente svolgere la sua azione senza il rischio che sia di intralcio alle maestranze.E’ controproducente installare i dispositivi in punti di passaggio,corridoio stretti od altri punti soggetti a stoccaggio serrato di alimenti e bevande nei magazzini del Prodotto Finito ecc.

Nel caso delle lampade UV-A per esempio si consiglia di non collocare queste in punti bassi o di passaggio di muletti

Immagine 3: trappola installata dietro barra paracolpi in metallo

3) Formare e Informare il personale e gli addetti alle pulizie su cosa siano questi dispositivi,a cosa servono e come vanno gestiti, avvisando prontamente i Responsabili interni in caso di rotture o manomissioni anche accidentali.A questo proposito possono essere utili gli incontri formativi dell’Azienda di Pest Control aventi proprio l’obiettivo di sensibilizzare il personale sugli aspetti del monitoraggio infestanti, ovvero una conoscenza di massima dei principali infestanti e dei segni della loro presenza,le buone pratiche per la Prevenzione dalle infestazioni, cosa sono le trappole e gli erogatori e come vanno gestiti per evitare appunto che vengano rotti,spostati,gettati via ecc.

In sintesi possiamo dire che questo problema puo’ essere efficacemente tenuto sotto controllo e ridotto al minimo fisiologico qualora vi sia una collaborazione fattiva tra tutti i soggetti coinvolti, andando quindi in primis ad installare i dispositivi in punti a basso rischio potenziale di rottura,passando poi per l’applicazione delle Buone Pratiche da parte delle Maestranze che conoscendo ed essendo informate su cosa sia una trappola od un erogatore possano al meglio collaborare per mantenere questi dispositivi integri ed efficienti.

Rosi Norman

Controllo Qualità Romani Disinfestazioni Srl Lucca

qualita@romanidisinfestazioni.com

Calcolare l’Indice di Rischio di una Infestazione

In una intervista ad uno dei fondatori del Motore di Ricerca piu’ famoso al mondo  alla domanda se il progetto Google fosse perfettibile disse che il loro obiettivo era quello di prevedere cosa desidera trovare un utente alla prima lettera che questi scrive nella barra di ricerca.

Questo significa che questi potenti strumenti che oggi tutti noi utilizziamo sanno molte piu’ cose di noi di quanto possiamo immaginare, ma ci dice anche che l’analisi delle previsioni è la chiave che puo’ decretare  il successo o il fallimento di un progetto.

google

 

Figura 1 Esempio di come alla prima lettera scritta Google suggerisce alcune parole chiave proposte in base alle ultime ricerche effettuate dall’utente

Anche noi disinfestatori quotidianamente eseguiamo questi calcoli previsionali anche se un tempo questo avveniva spesso in maniera inconsapevole poichè sono circa 30 anni che la disinfestazione si avvale dei monitoraggi mentre oggi abbiamo molti strumenti in piu’ che ci aiutano nel rendere meno empirici e soggettivi questi dati.rischio infestazione

Figura 2  Le fasi della Gestione del Rischio

Senza l’aiuto dei computer non avremmo quegli strumenti matematici e di analisi statistica che ci possono aiutare tantissimo nell’attribuzione di una classe di rischio il piu’ obiettiva possibile associata ad un evento infestativo.

Anche se abbiamo a che fare con specie biologiche e non con numeri e quindi esisterà sempre un fattore K imprevedibile questi programmi ci aiutano nell’elaborazione di piani di monitoraggio piu’ mirati e di azioni preventive e correttive che tendano a contenere al massimo i fenomeni infestativi.

Vediamo quali sono i parametri che è nostro interesse monitorare per misurare questo Indice di Rischio di un Infestante.

1° PARAMETRO: LA PROBABILITA’ (P) o FREQUENZA DI CATTURE E CONSUMI DI ESCA

frequenza_consumi

Figura 3 Cerchiati in rosso i dispositivi ove è stato evidenziao il consumo di esca e l’indicazione delle frequenze.

La frequenza di un evento, come per esempio il consumo di esca rodenticida nella seconda cintura di erogatori, ci dà preziose informazioni su quali aree siano a maggior rischio intrusivo e ci aiuta nell’ adottare quelle misure di mitigazione del rischio che hanno lo scopo di impedire la penetrazione dei roditori nella prima cintura e quindi approssimarsi all’edificio.

La frequenza è un parametro fondamentale collegato strettamente alla probabilità che un evento si verifichi.In altre parole possiamo affermare che se un evento accade con una certa frequenza (documentata e registrata) c’è un’alta (P) probabilità che questo evento si possa verificare di nuovo.

Sotto vediamo una tabella con i dati delle catture di lepidotteri in una Industria.Con un semplice foglio di calcolo possiamo evidenziare subito i superamenti dei limiti critici e le postazioni ove maggiori sono le catture e le frequenze del superamento delle soglie.

tabella

Figura 4 Una tabella con i consumi durante i monitoraggi e l’evidenza di sforamenti del Limite Critico

Alla probabilità puo’ essere assegnato un valore cosi’ ripartito:

  • 1 (uno) nel caso di probabilità bassa
  • 1 (uno) nel caso di probabilità media
  • 2 (due) per una probabilità alta
  • 3 (tre) per una probabilità altissima

Se una postazione registra molte catture o consumi ripetuti la probabilità che questo evento si verifichi di nuovo sarà molto piu’ alta rispetto ad altre postazioni dove questi eventi non si verificano.

2° PARAMETRO: LA GRAVITA’ (G)

La gravità dell’evento è strettamente legata all’area interessata dal fenomeno.

E’ pacifico che in genere la gravità aumenta mano a mano  che ci avviciniamo alle aree produttive interne, anche se vi sono molte variazioni da caso a caso, dovute per esempio alla tipologia di struttura produttiva (poichè a volte vi è una soluzione di continuità tra le diverse aree) oppure a seconda del tipo di monitoraggio: in certi casi deve essere esclusa l’area esterna, vedi l’esempio sottoriportato relativo ad un servizio di monitoraggio degli insetti volanti che non viene eseguito nelle aree esterne.

tre_linee

Figura 5 La divisione in aree con Rischio diversificato a seconda della fase produttiva

Possiamo fare un elenco indicativo sui diversi gradi di Gravità associati all’area dell’Industria Alimentare:

  • Lieve 1  (uno) Prima e Seconda cintura esterna
  • Media 2 (due) Aree di Ingresso,Locali Tecnici
  • Alta 3 (tre) Magazzino Materie Prime
  • Altissima 4 (quattro) Aree di produzione,semilavorati,magazzino Prodotto Finito

Al consumo di esca che si verifica nella seconda cintura assegneremo un valore piu’ basso rispetto al consumo di esca (anche placebo) di un erogatore posto in un magazzino materie prime o in un controsoffitto.

Calcolo dell’Indice di Rischio (R)

R stà a indicare l’Indice di Rischio  è’ il prodotto della Probabilità (P) per la Gravita’ (G) e quindi è un numero che puo’ essere classificato e a cui assegnare una determinata classe di Rischio.

Indice di Rischio (R) = Probabilità (P) x Gravità (G)

Se utilizzassimo i valori sopra riportati a seconda dei vari rapporti che possiamo eseguire tra Probabilità e Gravita’ potremmo avere un risultato variabile tra 0 e 12 e che potremmo classificare in questo modo:

  • Indice di Rischio da 0 a 2= Lieve.(definire le Azioni Ordinarie)
  • Indice di Rischio da 3 a 6= Medio (definire le Azioni Preventive)
  • Indice di Rischio da 7 a 9= Alto (definire le Azioni Preventive e Correttive)
  • Indice di Rischio da 10 a 10= Altissimo (definire le Azioni Correttive Improcrastinabili)

Esempio 1

Abbiamo rilevato il consumo di esca in una postazione posta in un locale tecnico e assegniamo a questo evento:

  • Probabilità 2 x Gravità 2 = Indice di Rischio 4 Medio

In base a questo indice potranno essere assegnate tutte quelle azioni preventive e correttive mano a mano che il valore del rischio andrà ad aumentare.

In questo caso potremmo prevedere delle azioni come la verifica dell’assenza di nidificazioni, la verifica dell’ermeticità del locale, oppure variare il numero di erogatori o trappole e potenziare la quantità di’esca rodenticida nell’area esterna alla cabina stessa.

Esempio 2

Catture di Lepidotteri vicino al Limite Critico  in una trappola in produzione e assegniamo a questo evento:

  • Probabilità 3 x Gravità 3 = Indice di Rischio 9

In questo caso invece siamo vicini alle azioni improcrastinabili, ossia devono essere adottate subito delle azioni che devono contenere il fenomeno: nel caso dei lepidotteri una di queste azioni puo’ essere la pulizia del macchinario vicino alla trappola o interventi di disinfestazione mirati.

L’indice di Rischio è inoltre collegato al Limite Critico ed è possibile metterlo in relazione a questo attraverso la definizione di ulteriori gradi intermedi come per esempio le Soglie di Tolleranza, e le Soglie di Attenzione , sempre con le dovute valutazioni del caso perchè negli Alimenti e nelle Bevande non sono ammesse contaminazioni da infestanti per cui occorre definire bene queste soglie per tipologie di infestante ed area interessata.

Tramite software dedicati  è inoltre possibile attivare un sistema di Alert automatici che evidenzino in tempi brevi se non reali eventuali sforamenti per adottare quelle misure necessarie a eliminare ogni possibile rischio infestativo.

Leggi anche il nostro precedente articolo dedicato alla Supervisione dell’Ufficio Qualità dell’Azienda Alimentare sul Servizio di Pest Control che presenta aspetti e approfondimenti collegati a questo post.

Rosi Norman

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Controllo Qualità

Limiti Critici nel Pest Control

L’introduzione formale del concetto di Limite Critico nel settore del Pest Control risponde ad un preciso requisito previsto dal piano di Autocontrollo nell’ambito delle produzione alimentare in tutte le fasi della filiera.

Anche per il Pest Control deve essere applicato il cosidetto “Schema HACCP”  che definisce l’approccio che il Responsabile deve seguire per gestire correttamente tutti gli aspetti coinvolti per garantire la Sicurezza Igienico Sanitaria del prodotto alimentare in questo specifico ambito.

Il piano del Pest Control di conseguenza deve rispettare questo schema e deve essere gestito secondo un ciclo virtuoso di monitoraggio costante e definito attraverso:

  1. Identificazione dei Pericoli Potenziali
  2. Determinazione dei CCP di processo
  3. Determinazione dei limiti critici per ogni CCP
  4. Determinazione del sistema di monitoraggio dei CCP
  5. Determinazione delle Azioni Correttive
  6. Determinazione delle procedure di verifica del Sistema
  7. Determinazione della Documentazione del Sistema

Anche la Norma UNI EN 16636 che certifica le Imprese di Disinfestazione segue questi step.
limiti critici

Una delle prime conseguenze dovute all’introduzione del concetto di Limite Critico all’interno di una Gestione Integrata degli Infestanti (Integrated Pest Management) fu’ quello di diminuire notevolmente gli Interventi a Calendario, diffusi in precedenza nelle pratiche operative dei disinfestatori.

E’ pur vero che ancora oggi permangono nelle Industrie Alimentari periodi dedicati per eseguire interventi di disinfestazione, in quanto l’aumento dei turni produttivi ha ridotto i tempi di fermo produzione e bisogna necessariamente intervenire in momenti  che in genere coincidono con la pausa estiva e natalizia, pero’ questo è dovuta piu’ a una necessità logistica che di approccio mentale al problema delle infestazioni.

Dobbiamo distinguere tra Soglie di Attenzione e Limite Critico?

Secondo noi si, ma non nel senso che hanno le Soglie di Attenzione nel settore agricolo,dove le operazioni di monitoraggio hanno lo scopo di far avvicinare il piu’ possibile il rapporto tra il costo di un trattamento rispetto ai benefici diretti che questo comporta, perchè in Agricoltura si ammette e si tollera il “rumore di fondo” di una leggera infestazione.

Nel campo delle Aziende Alimentari questo non è possibile in quanto il panorama normativo non ammette la produzione,l’immagazzinamento e la vendita di alimenti infestati o con tracce dirette e indirette di infestanti.

Per questo motivo potremmo anche associare le Soglie di Attenzione con le Azioni Preventive che possiamo attuare per diminuire  i rischi infestativi e i Limiti Critici con le Azioni Correttive improcrastinabili da adottare quando questi vengono superati.

Tra le azioni preventive possiamo citare:

    • Chiudere le porte e i portoni durante i periodi di inattività e/o dotarli di dispositivi per la chiusura automatica.

portone aperto

  • Dotare le porte e i portoni di spazzole antintrusione ben aderenti alla pavimentazione
  • Corretta gestione delle aree esterne e delle aree di deposito cassonetti dei RSU
  • Corretta gestione della acque di scarico per evitare pozzanghere e ristagni di acqua nei tombini.
  • Applicazione di corrette operazioni di pulizia
  • Applicazione e  variazioni di parametri di controllo Temperatura e Umidutà

Tra le azioni correttive di immediata attuazione abbiamo invece:

  • Interventi straordinari a frequenza serrata.
  • Aumento/variazione dei dispositivi presenti,come erogatori e trappole.
  • Ricambio del tipo di  prodotti,esche,attrattivi alimentari,feromoni ecc.
  • Interventi di disinfestazione con prodotti chimici e non

Quindi l’effettuazione di un intervento di disinfestazione (chimico o non) non è l’unica conseguenza diretta di un eventuale superamento delle soglie, in quanto come abbiamo visto sono molteplici le operazioni che si possono effettuare al fine di riportare le catture nei limiti della normalità.

Come possiamo definire i Limiti Critici in maniera oggettiva al fine di rendere fluide le procedure di controllo?
I testi in questo campo riportano alcuni suggerimenti anche se bisogna premettere che non esistono Limiti Critici universali e standard per tutti, questo breve articolo vuole essere solo un momento di confronto esponendo concretamente un ordine numerico sul quale lavorare per tipo di infestante ed area interessata:

Roditori
a) per le aree esterne nella seconda cintura potremmo considerare superati i Limiti critici a seguito di consumi di esca in tre o piu’ erogatori contigui o nel 50% e piu’ degli erogatori esterni visitati dai roditori con consumi significativi: esempio su 10 erogatori esterni nella seconda cintura si puo’ intervenire con azioni correttive nel caso di consumi in 3 erogatori contigui o 5-6 erogatori totali ed oltre.
b) per le aree esterne nella prima cintura i Limiti critici devono scendere perchè piu’ prossimi allo stabilimento e quindi sono superati a seguito di consumi di esca in due o piu’ erogatori contigui o nel 20-25% degli erogatori esterni totali visitati dai roditori con consumi significativi: esempio su 10 erogatori esterni in prima cintura si puo’ intervenire con azioni correttive nel caso di consumi in 2 erogatori contigui e 2-3 erogatori totali ed oltre.
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Di difficile (o impossibile) reperibilità Limiti critici relativi a trappolaggi effettuati nelle aree esterne perchè la casistica è ancora limitata seppure il trend di questosistema sia in crescita.
c) per le aree interne sia magazzini che aree adibite a produzione a maggior ragione il limite deve essere zero per cui si adotteranno azioni correttive anche a seguito di una singola cattura o del consumo di esca placebo nelle aree interne.
Anche per i roditori come per gli altri infestanti è in via di introduzione la gestione dinamica delle soglie in base alla stagionalità, per cui con tutta probabilità in futuro si dovrà tenere conto anche di questo parametro.

Insetti striscianti e blatte
a) per le aree esterne si rimanda al monitoraggio visivo di formiche,presenza di carabidi o blatte nelle immediate vicinanze del fabbricato la cui presenza farà scattare gli interventi del caso.
b) nelle aree interne il limite critico a nostro avviso deve essere zero per le aree a diretta manipolazione,con contenitori aperti e nel magazzino del prodotto finito,mentre nei magazzini materie prime si puo’ tollerare fino a due-tre blatte a trappola per ambiente con numero di trappole dimensionato alla superfice.

Insetti volanti
La definizione dei limiti critici per gli insetti volanti è oggetto di continue diatribe in quanto non sempre il numero degli apparecchi è dimensionato alle reali necessità,per cui il numero di catture rischia spesso di concentrarsi sugli apparecchi presenti,facendo salire le soglie di catture oltre livelli accettabili.
Occorre quindi inquadrare la copertura della lampada,che in genere oscilla dai 90 ai 400 m2 a seconda della potenza dei tubi neon. I tubi neon devono essere cambiati ogni 12 mesi.
Come già detto per i roditori anche per gli insetti volanti varrà sempre piu’ il risultato in base alla stagionalità per cui non sarebbe sbagliato definire diversi limiti critici in base al periodo in questione.
Supponiamo di avere una trappola con pannelli 42×24 cm, una in area ingresso in magazzino ed una in area produzione e vediamo come possiamo inquadrare i limiti critici.
a) Lampada in area di ingresso disimpegno-magazzino: 3-5 muscidi per dm quadro
b) Lampada in area produttiva per alimenti a bassa deperibilità 1-2 muscidi per dm quadro
c) Lampada in area produttiva per alimenti come carne,pesce,creme 0,5 muscidi per dm quadro

pannello collante elettroinsetticida
Il Tecnico ricambia il pannello collante

Le catture diminueranno progressivamente mano a mano che si andrà verso l’interno dello stabilimento.
Piccoli ditteri,culicidi,falene,cimici ecc dovranno avere limiti definiti di volta in volta tranne i vespidi e gli imenotteri per cui il limite tenderà a zero data la pericolosità di un eventuale puntura al personale.
Rapportare in base alla lampada UV se questa sia monofaccia o bifaccia e se vi siano ambienti di compensazione o il reparto oggetto del servizio sia a ridosso dell’area esterna e separato da questa solamente da una porta o portone.
Inoltre non vi devono essere insetti in volo e catture di mosche Calliforidi,Lucilia ecc..

Insetti delle derrate
a) per gli insetti volanti delle derrate come ad esempio i lepidotteri da un confronto con alcuni colleghi in genere è ammesso un limite di catture di 10 eesemplari nel magazzino MP e fino a 5 esemplari per trappola nel reparto Produzione.
I feromoni oggi in commercio possono arrivare a coprire circa 200 m2 , che è una buona copertura.

b) per gli insetti striscianti delle derrate come il Tribolium o il Sitophilus in caso di presenza di derrate da monitorare si possono ammettere 3-5 esemplari catturati a trappola nelle aree del magazzino,fatta eccezione per la presenza visiva di insetti oltre quegli catturati.
Queste trappole risentono a volte dell’ambiente in cui sono collocate per esplicitare al meglio le loro funzioni;essendo infatti necessarie negli ambienti in cui si lavora la farina il rischio è che le colle e i supporti di cattura si impolverino oltre misura inficiando i dati.

Altri infestanti: piccioni e altri volatili,felini,cani

guano piccioni industria
guano_da_piccioni

In questi casi occorre adottare le misure di pest proofing atte a impedire l’accesso,lo stazionamento temporaneo e l’annidamento permanente di questi infestanti occasionali ma che possono arrecare danni ingenti,per esempio i piccioni oltre che insudiciare i materiali sono portatori di patologie come salmonelle ed ectoparassiti come zecche e pidocchi per cui la loro presenza è incompatibile in ogni ambiente di una industria alimentare.
I dati esposti sono riferiti a monitoraggi effettuati a cadenza di 15-25 giorni.

In questo articolo non si fà riferimento alla ripetitività dei dati nelle postazioni
La valutazione varia in base all’ubicazione dell’azienda (urbana,semirurale,rurale) ed anche allo stato delle strutture ovvero se trattasi di edificio nuovo o vetusto.
Per tutti gli infestanti sopraesposti non deve verificarsi l’avvistamento di esemplari vivi in movimento durante le operazioni di ispezione perchè questo fà scattare immediatamente l’azione correttiva del caso.
I Limiti Critici devono essere sempre oggetto di continua revisione e approvati dalla ditta di Pest Control e Responsabile dell’Azienda Alimentare e tutti gli attori coinvolti devono poter dimostrare di valutare continuamente i trend e le soglie in base al loro grado di accettabilità.
E’ possibile trovare un supporto anche nei limiti fissati nei Filth test effettuati dai laboratori di cui si avvale l’Azienda Alimentare seguita.

Rosi Norman

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Controllo Qualità

 

Quanto tempo conservare i reports?

Reports: quanto tempo devo conservarli?
E’ questa una domanda che ci capita di sentire molto spesso nelle Aziende Alimentari che serviamo.

Negli Uffici Qualità infatti l’archiviazione delle pratiche non piu’ necessarie è fondamentale per non essere sommersi dalla carta.

Non si tratta di documenti fiscali o bancari,per i quali occorre conservare i documenti per circa 10 anni oppure di atti notarli che devono essere conservati per sempre,pero’ non ci scordiamo che i reports della derattizzazione e disinfestazione sono parte integrante del manuale di autocontrollo aziendale.
Anche i Sistemi Qualità prevedono una durata di conservazione dei documenti aziendali.

Un discrimine che ci puo’ aiutare per decidere quanto tempo conservare i reports potrebbe essere rappresentato dalla vita del prodotto o dei prodotti aziendali;le domande che ci possiamo porre sono ad esempio: quanto tempo resta un prodotto sugli scaffali?Quanto in commercio?

A volte abbiamo sentito che i Clienti cestinano i reports dopo 6 mesi o dopo un anno.

Attenzione, perchè e’ nostro dovere tutelarci in caso di contenziosi,ed essere in grado di poter rispondere ad ogni evento che si manifesti circa la contaminazione da insetti e roditori sull’alimento,fino a che questo puo’ essere commercializzato e venduto al Cliente finale.

Non solo la contaminazione fisica è importante,ma anche quella microbiologica:anche improvvisi aumenti di carica microbiologica potrebbero riguardare infestazioni specifiche,a carico di mosche per esempio,oppure un innalzamento della quantità di acido acetico dovuto ad una invasione di moscerini (Drosophila) nella passata primavera.
A volte alcuni eventi si possono manifestare non immediatamente ma dopo un certo periodo,prendiamo quindi in considerazione tutte le varianti circa questi aspetti.

Pensiamo ora a cosa accadrebbe nel caso si evidenziasse una contaminazione da insetti di un prodotto della vostra Azienda.
Una delle prime cose da fare sarà risalire al lotto di produzione e determinare in che periodo l’alimento è stato prodotto.
Sarà sicuramente interessante verificare quali sono stati gli andamenti delle catture di quel tipo di insetto nel corso degli interventi,eventuali segnalazioni o sforamenti dei Limiti Critici a cui hanno fatto seguito azioni preventive o correttive,oppure se l’insetto responsabile della contaminazione sia di una specie sconosciuta in ambito infestativo aziendale e non sia mai stata censita durante i monitoraggi effettuati;questo evento potrebbe verificarsi qualora il prodotto abia stazionato per periodi piu’ o meno lunghi in magazzini temporanei prima di essere venduto al Cliente finale e non essere imputabile quindi ai processi produttivi.

Anche il flusso di alimenti e materie prime da e verso paesi esteri ed extraeuropei potrebbe essere all’origine di infestazioni da specie di insetti per noi “aliene” come vengono definite in gergo tecnico e questo in certi casi si puo’ evidenziare con facilità con una semplice analisi entomologica.

Romani Disinfestazioni Srl conserva i reports inerenti i servizi per molti anni, e i nostri Clienti che gestiscono la loro documentazione nell’area riservata del sito romanidisinfestazioni.com possono accedere a tutti gli anni censiti dal momento che questo enorme Database è stato creato,ossia dal 2012,come puoi vedere dall’esempio qui sotto.

reports

Consigliamo pero’ di considerare questo aspetto con la massima attenzione per cui consigliamo a tutte le Aziende di conservare con cura per il tempo che riterranno ragionevole oltrechè opportuno i documenti in archivio pronti ad essere consultati in caso di bisogno.

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Norman Rosi CQ Romani Disinfestazioni Srl Lucca

 

 

 

 

 

 

 

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Io derattizzo

io derattizzoOperare in Sicurezza nel nostro lavoro significa lavorare avendo come priorità la Salute e la tutela igienico-sanitaria delle persone.Tutto deve essere fatto nel rispetto dell’ambiente e questo comporta l’utilizzo di prodotti rodenticidi di comprovata affidabilità ed efficacia nonché l’uso di attrezzature e dispositivi che impediscano la fuoriuscita dell’esca dall’erogatore di sicurezza.
Il dispositivo di cui sopra e di cui si intravede il foro di entrata per i roditori, presenta molteplici accorgimenti riscontrabili solo in attrezzature che il Professionista riesce a valorizzare per operare in Sicurezza.
Il dispositivo è innanzitutto apribile solo con apposite chiavi a doppia serratura e può essere fissato a parete sia in senso verticale che orizzontale,sia con fascette che con viti di fissaggio.

Presenta un dispositivo di bloccaggio per le esche che apposite alette fanno si che le esche non possano essere raggiunte inserendo le dita all’interno dei fori di accesso (o le zampe nel caso di un animale non-target).

Le esche sono protette dalle intemperie e durano quindi molte settimane in più rispetto alle esche sfuse che venivano distribuite un tempo senza nessun tipo di accorgimento.
Schede tecniche e di sicurezza delle attrezzature e dei prodotti insieme a planimetrie,tabelle,grafici,studi circa l’andamento quali-quantitativo degli infestanti corredano la parte documentale che accompagna il servizio nel rispetto delle normative vigenti.

 

Contattaci allo 0583-955344 e richiedi un sopralluogo.

A tutela della Ristorazione

tutela della ristorazione
Continua il nostro focus sulle modalità di accertamento degli standard igienico-sanitari da parte delle autorità ispettive dei nostri vicini europei.

 

L´immagine riporta un certificato di idoneità igienico-sanitaria che viene esposto, in Danimarca,sulla vetrina esterna delle attività alimentari,dalla pizzeria alla gastronomia,dal negozio di kebab take-away fino al ristorante di lusso.

 

Esistono diverse classificazioni degli standard applicati e differenti possono essere i giudizi espressi dagli Ispettori.Uno “smile” esprime il massimo del giudizio mentre e´assente il sorriso se il giudizio espresso è più o meno negativo.Questo a tutela dei professionisti della ristorazione che adottano tutte quelle procedure dettate dalle Buone Pratiche di Lavorazione e che vengono danneggiati dalla cattiva concorrenza.

 

Può essere inoltre un valido supporto per la Clientela che risulta in questo modo più consapevole ed informata.
Nel Certificato vi e´inoltre un´apposito spazio riservato al Titolare del Ristorante nel caso egli intenda concordare o differire dal giudizio espresso, nonché  l’eventuale intenzione di correggere le Non Conformità rilevate.
Per maggiori informazioni:FVST